In questi giorni, grazie anche al video di 2 popolari campioni di Kickboxing, si è rianimato il dibattito su quale sia la miglior preparazione per la difesa personale: sport da combattimento o arti marziali. Inutile dire che i protagonisti del video hanno sostenuto come unica valida opzione gli sport da combattimento scatenando, come era scontato, la solita marea di commenti di segno opposto tra i praticanti di arti marziali tradizionali o moderne che siano. Personalmente andrò contro corrente e cercherò di spiegare perché entrambi hanno sia torto sia ragione. Prima però un giusto chiarimento. Sono in questo ambiente da 34 anni ed ho praticato sia sport da combattimento, sia arti marziali cosiddette tradizionali, sia sistemi moderni d’autodifesa. Sono diplomato insegnate di MMA, grappling e K1 ed alleno agonisti dilettanti ma sono pure insegnante di arti marziali filippine e coltello italiano e tengo corsi specifici di difesa personale. Non voglio “vendere” nessun sistema come migliore di altri, voglio aiutare a riflettere e inizierò il mio ragionamento partendo dall’osservazione di queste due immagini. Sono foto scherzose di Primo Carnera “il gigante di Sequals” o “La Montagna che cammina”, campione del mondo di boxe Pesi Massimi 1933-35, primo italiano nella storia a vincere un mondiale di boxe pro e tutt’ora recordman assoluto di vittorie per Ko nei Pesi massimi (72 su 90 successi). Era alto 197 cm per 125 kg di muscoli. Nella prima immagine lo vediamo con Frankie Genaro, Oro Olimpico nel 1920 e campione del mondo pro dei Pesi Mosca, che misurava 155 cm per 51 kg. Nella seconda invece è con un altro campione italo americano, Fidel La Barba, medaglia d’Oro Olimpica nel 1924 e campione del mondo Pesi Mosca, che era 160 CM per 51 KG La International Boxing Hall of Fame ha inserito nella lista dei più grandi pugili di ogni epoca Genaro e La Barba ma non Carnera. In pratica ha ritenuto che i successi dell’italiano fossero più frutto delle sue doti fisiche che non di quelle tecniche e che su quest’ultimo piano i due Pesi Mosca gli fossero superiori. Qui noi però non vogliamo parlare di tecnica pugilistica ma di vantaggio in uno scontro fisico e da questo punto di vista le immagini non lasciano spazio a dubbi. Parliamo di circa mezzo metro di differenza in termini di altezza e di oltre il doppio in termini di massa (51 contro 120 kg) a favore di Carnera rispetto ad entrambi. Facendo un paragone, è circa la differenza che passa oggi in Italia tra un maschio adulto (statisticamente 175 cm per 74 Kg) ed un bambino di 10 anni (la media nazionale è oggi sui 35 kg e 130 cm di statura). Basta essere semplici appassionati per sapere che un confronto tra atleti così fisicamente diversi è impossibile. La Barba e Genaro non avrebbero mai battuto Carnera nemmeno se il friulano anziché un campione del mondo fosse stato un modesto mestierante. Dalle foto è lampante come Carnera avrebbe potuto facilmente colpirli rimanendo allo stesso tempo totalmente fuori misura per i due pugili italoamericani. E se anche con la loro tecnica superiore i due Mosca fossero stati in grado di colpire il gigante di Sequals i loro pugni avrebbero avuto lo stesso effetto di quelli di un bambino contro un adulto: nessuno. Anche i semplici appassionati sanno che è per questo motivo negli sport da combattimento esistono le categorie di peso. Oltretutto, di norma, nelle aggressioni è l’aggressore ad essere il più grosso. È inverosimile che una persona minuta ne attacchi una fisicamente molto più grossa a meno che non ricorra alle armi o non la colpisca di sorpresa alle spalle. Insomma, se il confronto è improponibile sul ring figurarsi in strada. Giunti a questo punto sorge quindi la domanda: “e questo gap invece lo superiamo con le arti marziali”? Per rispondere ritorniamo un attimo all’esempio precedente, quello del bambino che colpisce l’adulto. L’ho usato per far capire che una combinazione calcio – pugno anche tirata benissimo contro una persona senza tecnica ma molto più grossa può essere del tutto inefficace. A chi ha mai giocato con dei bambini un po’ “bruschi” potrebbe però essere capitata una spiacevolissima situazione che vi potrà raccontare qualunque papà: quella di essere stato colpito accidentalmente in un occhio o nei testicoli. Ecco, in questo caso le differenze di stazza spariscono, cosa che vediamo anche negli sport da combattimento: atleti capaci di incassare una mole enorme di colpi in testa che però non reggono un solo colpo ai genitali nonostante la protezione metallica o che non riescono a proseguire un match perché una ditata accidentale gli ha chiuso un occhio. Ora, attenzione perché questo è il punto essenziale di tutto il ragionamento. Quello che ora staranno pensando tutti è “ma quindi per te tutto si riduce al tirare agli occhi o ai genitali”? Ebbene, vi rispondo con un’altra domanda, una domanda che pongo a tutti i miei allievi che iniziano le lezioni di difesa personale con me ed alla quale quasi mai rispondono correttamente: “È più facile tirare una ditata in un occhio o un calcio ai testicoli piuttosto che un pugno in faccia o un calcio nello stomaco”? Nel 99% dei casi la gente, probabilmente confondendo i possibili effetti con la difficoltà di esecuzione della tecnica, risponde che è più facile colpire agli occhi o ai testicoli. Nella realtà non è affatto così, è anzi necessaria molta più precisione per far arrivare a segno in velocità la punta di un dito (la mia è di circa 10 millimetri) contro un occhio (diametro di un occhio adulto circa 20 millimetri) anziché un pugno (nel mio caso circa 10 centimetri) contro una testa (in media in un adulto 20 cm di lunghezza e 18 cm di larghezza). Se poi parliamo di un calcio all’addome anziché ai testicoli parliamo di una superficie di 4 cm circa per il testicolo di un adulto contro i 30 centimetri circa di un retto addominale. Ok ma allora….sport da combattimento o arti marziali? La domanda giusta non
COVID19 E PALESTRE, IL PARERE DI UN EPIDEMIOLOGO
Il dottor Paolo Gulisano è un medico epidemiologo specializzato in medicina preventiva ed igiene, dirigente medico del servizio vaccinazioni della ASST di Lecco ed ex docente a contratto di igiene applicata e di storia della medicina all’università di Milano Bicocca. Nel 2006 ha scritto il libro PANDEMIE, DALLA PESTE ALL’AVIARIA oggi riproposto in versione aggiornata in formato e-book col titolo di PANDEMIE, DALLA PESTE AL CORONAVIRUS Da anni è anche medico sociale del Basket Lecco (serie B) e per questa società ha elaborato i protocolli di sicurezza per gli allenamenti durante la pandemia. DOTTORE PER COMINCIARE CI PUÒ SPIEGARE LA DIFFERENZA TRA VIROLOGO ED EPIDEMIOLOGO E PERCHÉ SUI MEDIA TROVIAMO SOLO I COMMENTI DEI PRIMI? “L’epidemiologia è una branca della medicina che si avvale di esami clinici ma anche di statistiche per seguire l’andamento di una malattia non necessariamente infettiva. Infatti ogni volta che ci si trova davanti ad un numero di casi superiori all’atteso si parla di epidemia. La virologia è invece una branca della microbiologia che si dedica alla ricerca in laboratorio. Perché in TV non vengano mai invitati gli epidemiologi invece non mi è ben chiaro”. NEL MODO PIÙ SEMPLICE POSSIBILE PUÒ SPIEGARCI CHE TIPO DI PATOLOGIA È IL COVID 19 E SE È UGUALMENTE PERICOLOSO PER TUTTI? “È un virus nuovo conseguente ad una mutazione che non è ancora certo come e dove si sia verificata. È importante sottolineare che si tratta di un virus che non utilizza il DNA ma l’RNA come materiale genetico. La differenza è che questi tipi di virus mutano molto più velocemente e, tra l’altro, questo rende molto più difficile realizzare un vaccino”. ECCO, TERAPIE E VACCINO SONO IN ULTIMA ISTANZA IL TEMA PIÙ DIBATTUTO. LA GENTE NON HA BEN CHIARO COME VIENE TRATTATO IL PAZIENTE COVID MENTRE ALCUNI PARLANO DI VACCINO DI IMMINENTE DISTRIBUZIONE, POSSIAMO FARE IL PUNTO SULLA SITUAZIONE? “Occupandomi proprio di vaccini inviterei alla prudenza su questo argomento. Teniamo presente che di solito si riesce ad arrivare ad un vaccino (ma non per tutte le malattie lo abbiamo) nell’arco di 5/6 anni tra ricerca e sperimentazione. Prima di essere distribuito ci si deve infatti accertare che sia efficace ma anche sicuro in relazione a possibili effetti collaterali. Utilizzare un vaccino non sufficientemente testato e con ragionevole certezza che sia sicuro può rivelarsi più pericoloso che utile. In questo caso è sorprendente che si parli di un vaccino già pronto o quasi dopo meno di un anno di studi sulla malattia. Parlando invece delle terapie attualmente viene utilizzato il cortisone il che va bene perché il COVID di fondo determina un fortissimo stato infiammatorio ed è per questo che non bastano gli antipiretici per trattarlo. Si impiega poi l’azitromicina che è un antibiotico che agisce sui batteri che possono dare sovrainfezione (gli antibiotici attaccano i batteri non i virus NDR) ed ha anche un effetto antinfiammatorio. Un problema sorge col Cortisone nel caso dei pazienti diabetici perché alza la glicemia e quindi in questi malati andrà valutato caso per caso dal medico il rapporto tra rischi e benefici del suo utilizzo. Nei casi più seri si ricorre poi all’eparina che è un trombolitico. Quest’ultimo farmaco va detto che ad inizio pandemia non veniva utilizzato. Per prevenire il contagio erano infatti state vietate le autopsie sui deceduti infetti, decisione molto discutibile dato che disponiamo di attrezzature che permettono di operare anche in ambienti altamente contaminati. Solo quando qualche medico, disattendendo queste disposizioni, ha effettuato le autopsie si è scoperto che c’era presenza di trombi che rendevano inutile la ventilazione e portavano il paziente al decesso. Siamo in ogni caso di fronte ad un virus nuovo come ho detto ad inizio intervista e quindi la ricerca è in evoluzione. Ad esempio, anche se non se ne sente più parlare, sta proseguendo la ricerca sul plasma autoimmune che aveva dato risultati sorprendenti. Lo sta studiando il professor Cesare Perotti, direttore del servizio di Immunoematologia del San Matteo di Pavia, che guida un progetto finanziato dall’Unione Europea http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=87889 C’è poi la tanto dibattuta idrossiclorochina il cui utilizzo è purtroppo diventato tema di scontro politico influenzando la ricerca. Questo farmaco era già stato usato nel 2003 contro la SARS (il primo coronavirus mutato) rispetto al quale i tentativi di trovare un vaccino furono fallimentari. È una molecola che interviene sull’endocitosi ovvero impedisce l’ingresso dei virus nelle cellule. Come è noto è stata sostenuta con forza fin dall’inizio dal prof. Raoult di Marsiglia, un microbiologo e infettivologo di fama mondiale mentre in generale la comunità scientifica si è divisa. In Italia questo suo utilizzo è stato vietato dall’AIFA ma UN GRUPPO DI MEDICI DI BASE sin da marzo sostiene di aver utilizzato con buoni risultati il farmaco per la cura domiciliare dei pazienti meno gravi ed ha rivolto un appello all’AIFA per rimuovere il divieto. E’ FAVOREVOLE ANCHE IL PROF. LUIGI CAVANNA primario di oncoematologia all’ospedale di Piacenza che l’ha utilizzata con successo su oltre 300 pazienti. C’è anche CHI LA IMPIEGA IN GERMANIA ma soprattutto, COME SPIEGA UN RICERCATORE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’, è prevista nei protocolli cinesi aggiornati a settembre. E’ per questo che all’estero gli studi su questo farmaco come terapia anti COVID continuano. Ci si sta concentrando in particolare non sull’uso nei pazienti gravi ma sul possibile impiego preventivo o nelle prime fasi della malattia. L’università di Oxford ad esempio sta continuando le ricerche a riguardo“. QUANTO È DAVVERO PERICOLOSO QUESTO VIRUS ED È DAVVERO NECESSARIO CHIUDERE LE PALESTRE OPPURE CI SI PUÒ ALLENARE SE SI SEGUONO DETERMINATI PROTOCOLLI? “Intanto ricordiamoci che positivo non vuol dire malato anzi, il 95% di essi è asintomatico mentre il tasso di mortalità è dell’1,5%. Quanto ai deceduti va detto che ad oggi il 99% di essi aveva altre patologie. Le morti infine sono quasi tutte riferite ad anziani o a persone di varie età comunque già malate e quindi con fisico debilitato e sistema immunitario debole. Le statistiche pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità sono chiare: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia 5 decessi di bambini sotto i 10 anni (ma erano già afflitti da altre gravi malattie
LA SAVATE SU FIGHT MAG
Fight Mag, inserto dedicato a gli sport da combattimento della storica rivista Samurai, ha pubblicato un lungo articolo dedicato alla storia ed al presente della BOXE FRANCESE – SAVATE in Italia. Viene citata anche la Versus ed il nostro Maestro RENATO MANUSARDI seppur in modo errato. La Versus è comunque l’unica palestra dell’Altomilanese dove si può praticare questa disciplina. Vi proponiamo l’inizio dell’articolo qui di seguito (cliccate sulle foto delle singole pagine per ingrandirle). Per completare la lettura vi invitiamo ad acquistare una copia della rivista in edicola.
IL CASO FEUCHT, NON LASCIAMO CHE LA POLITICA USI LO SPORT
Oggi la Gazzetta dello Sport ha pubblicato questo mio articolo: https://www.gazzetta.it/Sport-Vari/14-07-2020/ufc-tagliato-feucht-simpatie-neonaziste-380372393766.shtml Posto qui di seguito il testo originale che avevo mandato in redazione e che è stato pubblicato in maniera molto rimaneggiata. Lo faccio ricollegandomi a quest’altro articolo che ho scritto oggi in mattinata: https://www.team-versus.com/2020/07/14/la-versus-querela-paolo-berizzi/ Il mio scopo non è schierarmi con nessuno anzi è l’esatto opposto. Ho sempre creduto che il mondo dello sport dovrebbe seguire gli antichi ideali di Olimpia, quando le polis greche tra loro in guerra siglavano una tregua per poter competere ai sacri giochi. Oggi è utopistico, me ne rendo conto, ma vorrei che almeno il mondo dello sport si compattasse contro quelli che lo vogliono usare in modo strumentale per colpire i loro avversari politici. FUORI LA POLITICA DALLE PALESTRE!!! Sta facendo sensazione il taglio del tedesco Timo Feucht da parte di UFC. L’atleta doveva combattere domani alla Fight Night: Kattar vs. Ige ad Abu Dhabi ed era stato annunciato solo la settimana scorsa. La notizia non avrebbe però catturato l’attenzione della stampa mondiale se non fosse per la presunta motivazione cioè l’appartenenza di Feucht a gruppi neonazisti. Scriviamo presunta in quanto al momento non c’è un comunicato ufficiale da parte della promotion. La notizia è stata data dal sito MMA Fighting che cita non specificate “fonti interne all’UFC”. Riguardo invece ai presunti legami con gruppi estremisti il portale cita solo alcuni siti dell’estrema sinistra tedesca che indicano Feucht tra i 250 fermati per gli scontri dopo una manifestazione contro l’immigrazione a Lipsia a gennaio del 2016 e tra i 40 arrestati del settembre dello stesso anno a Gera in Turingia per possesso illegale d’armi. Appare però singolare che sui media locali non ci sia traccia di questi arresti. Di norma eventi del genere suscitano vasto clamore in Germania, soprattutto nelle cittadine di provincia. E anche cercando in tedesco il nome di Timo Feucht abbinato a parole chiave come “condannato” o “processato” si torna sempre e solo a quei (pochi) blog d’estrema sinistra. Da parte sua l’atleta si è difeso con un comunicato su facebook dove rigetta ogni accusa ed ammette solamente di aver fatto parte da adolescente degli ultras del Lokomotive Lipsia, una tifoseria classificata di estrema destra: “C’è stato un tempo nella mia vita in cui non ero l’atleta e il papà responsabile che sono ora…Ero un tifoso fanatico e sconsiderato ma … Nel 2018 è nato mio figlio ed ho capito che era ora di cambiare vita … ho iniziato ad allenarmi alla Allstars in Svezia con atleti provenienti da ogni nazionalità…ho un membro della famiglia arabo musulmano a cui sono molto legato… Lo sport mi ha portato sulla strada giusta…”. Ed in effetti nel suo team sono numerosi gli atleti extraeuropei e di fede islamica come ad esempio Nico Musoke, Reza Madadi, Hamza Bougamza o Zelim Zubairev. Sulla sua pagina Facebook praticamente solo foto con la famiglia o in attività, comprese diverse immagini con atleti di colore. Tra quest’ultimi anche il camerunense di scuola italiana Simon Biyong con il quale avrebbe dovuto combattere lo scorso aprile in Germania. Il match saltò pochi giorni prima ed anche allora si parlò di una decisione politica ma sempre senza nessun comunicato ufficiale. “Di persona sembra un bravo ragazzo” commenta oggi sui social il coach di Biyong. Lo scorso gennaio il portale specializzato cagesidepress.com lo aveva inserito nella lista dei “10 Massimi Leggeri che UFC non dovrebbe lasciarsi scappare”. Ha un record di 8-1 con 4 successi per Ko e 4 per finalizzazione. Ha perso solo contro l’ex UFC Klidson Abreu nel 2017. Da allora ha vinto altri due match, l’ultimo con un altro ex FC fighter, Jeremy Kimball. L’unico legame “politico” di Feucht è col suo ex maestro Benjamin Brinsa, atleta con una storia assai simile. Nel 2013 anche lui venne tagliato da UFC prima dell’esordio in quanto “nazista”. L’accusa era stata lanciata dall’oggi scomparso sito di MMA cagepotato.com. Anche in quel caso le fonti erano solo alcuni siti dell’estrema sinistra tedesca. Dopo settimane di polemiche UFC lo tagliò nonostante le dichiarazioni del presidente Dana White: “Non voglio saltare a conclusioni, c’è molta gente che condivide i post e finisce col rovinare la vita di questi ragazzi. Andremo a fondo alla questione, se è vero sarà tagliato”. Non se ne parlò più salvo che in una intervista allo stesso Brinsa del novembre successivo In essa confermava di non avere saputo più nulla da UFC e ribadiva la sua versione iniziale ovvero di essere sì un ultras del Lokomotive ma di non essere mai stato in organizzazioni neonaziste (oggi invece è consigliere comunale a Wurzen in Bassa Sassonia di area AFD, movimento euroscettico presente al Bundestag ed all’Europarlamento). Ribadiva inoltre di non aver mai subito nessuna condanna e di aver querelato i siti che avevano lanciato la campagna contro di lui. In rete intanto fans e addetti ai lavori sono divisi. C’è chi dice “fuori la politica dallo sport”, per altri invece Feucht deve pagare. Qualcuno per contro sottolinea che non risultano reati commessi dall’atleta ne la partecipazione attiva a gruppi politici ed altri infine pensano che, se anche fosse vero ma ha cambiato vita, al ragazzo va data una seconda possibilità. Non da ultimo alcuni ricordano l’amicizia tra Dana White e Trump e parlano apertamente di una manovra per attaccare il presidente in un momento politico molto particolare negli USA attraversati da fortissime polemiche sul tema del razzismo. GUIDO COLOMBO
LA VERSUS QUERELA PAOLO BERIZZI
Seppur non direttamente coinvolta la Versus ha deciso di aggregarsi al gruppo di palestre di sport da combattimento che hanno intrapreso una azione legale contro Paolo Berizzi di Repubblica al fine di chiedere il sequestro del suo ultimo libro “l’educazione di un fascista”. Il volume è ufficialmente un atto d’accusa contro certe palestre italiane accusate di essere in realtà solo un mezzo di reclutamento per fantomatiche milizie di estrema destra, un progetto politico manovrato da Lega e Fratelli d’Italia. L’autore però non pubblica nessuna prova di questo e si limita a fare una serie di congetture basate sul nulla e non solo. Alcuni dei querelanti infatti contestano a Berizzi di non aver mai rilasciato le interviste che lui riporta nel libro. Per quanto riguarda la Versus, che non è mai stata oggetto di alcun tipo di attacco del genere, dobbiamo sottolineare che la nostra società gemella, la Fight Academy di Varese, era stata oggetto di pesanti insinuazioni da parte di Berizzi ad inizio 2019. Insinuazioni del tutto infondate tanto che Repubblica dovette pubblicare una totale rettifica dell’articolo in questione. A distanza di un anno abbiamo però dovuto constatare che Berizzi ha ripubblicato nel suo volume le stesse insinuazioni per giunta ingigantendole ulteriormente. Alla luce di tutto questo spiace che esponenti del mondo degli sport da combattimento e delle MMA in particolare abbiano pubblicizzato questo testo, sposandone le tesi salvo poi candidamente ammettere di non averlo letto. Un testo che attacca le nostre discipline in quanto tali, a prescindere dall’aspetto politico, definite di volta in volta “lotta tra bestie”, “combattimento tra cani”, “girone dantesco” ed in vari altri modi estremamente spregiativi. Il tribunale si pronuncerà in merito al sequestro. Noi nel mentre vi riportiamo un profilo di Paolo Berizzi dal quale si evince la totale inaffidabilità del soggetto anche quando non tratta di argomenti politici. PAOLO BERIZZI, GIORNALISTA O BUFALARO? Da una rapida ricerca nel web emergono vari episodi che inducono a dubitare dell’accuratezza e correttezza professionale di Berizzi. Ad attestarlo è in primis l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia che nel 2016 lo ha sanzionato col provvedimento della censura (per livello di gravità inferiore solo alla sospensione) “per violazione art. 2 L.69/63 e art. 1 Testo unico dei doveri del giornalista. Il provvedimento era riferito ad un articolo in cui il collaboratore di Repubblica sosteneva che a Cantù ci fosse un bambino dell’asilo che faceva il saluto fascista. Ne era al corrente, scriveva, anche il responsabile dell’istituto che aveva già convocato per due volte i genitori e meditava di informare il provveditore. Peccato però che sindaco e provveditore agli studi appresero invece la notizia dai giornali e si attivarono subito per verificarla ma nessuno tra il personale dell’istituto, responsabile in primis, ne sapeva nulla: https://www.iltempo.it/politica/2015/05/14/news/il-giallo-del-baby-balilla-di-cuneo-tutti-ne-parlano-nessuno-lo-trova-976555/ (scrivono per errore Cuneo nel titolo ma per il resto l’articolo è esatto). Alle domande del Collegio di disciplina dell’Ordine Berizzi non ha risposto o lo ha fatto in modo contradditorio. È quindi scattata la sanzione perché, si legge nella sentenza, “Berizzi non è riuscito a convincere questo Collegio di avere fatto tutto quanto è richiesto ad un cronista diligente per verificare una notizia prima di pubblicarla”. Un caso isolato? Assolutamente no. Il 23 marzo 2015 Berizzi pubblica, sempre su Repubblica, una presunta intervista a Vanessa Marzullo, la ragazza sequestrata da terroristi islamici in Siria, un caso che all’epoca fece discutere. Presunta intervista perché l’interessata e tutti i suoi famigliari negarono di averla mai rilasciata. Berizzi non esibì nessuna registrazione o altra prova che potesse dimostrare l’avvenuta intervista: https://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/vanessa-palate-fango-su-di-noinon-sara-lultimo-viaggio-in-siria_1111718_11/ Tornando invece alla verifica delle notizie, motivazione della censura inflittagli dall’Ordine dei Giornalisti nel 2016, pare non sia proprio il punto di forza di Berizzi. Nel 2009 infatti Repubblica pubblicò un falso scoop sull’ex ministro La Russa: una foto che avrebbe ritratto il politico in compagnia di un esponente della ndrangheta. Peccato che in realtà la persona in questione fosse un carabiniere. La foto compariva anche nel suo libro “Bande Nere” che l’editore Bompiani dovette ritirare dal commercio dopo essersi scusato con La Russa: http://www.ilgiornale.it/news/russa-l-ha-spuntata-foto-col-falso-boss-libro-bande-nere.html Gli “scoop” di Berizzi non si limitano però al mondo politico ed alla stretta attualità. È infatti salito alla ribalta per alcune sue incursioni nel mondo dell’industria alimentare. La più famosa è la storia del pane rumeno cotto col legno delle casse da morto: https://ilfattoalimentare.it/pane-romeno-berizzi-repubblica.html https://ilfattoalimentare.it/quotidiano-la-repubblica-pane-rumeno-supermercati-confusione-allarmismo-senza-motivo.html L’autore degli articoli, Roberto La Pira, è un noto esperto del settore e non muove certo contro Berizzi per odio ideologico. È stato infatti direttore della rivista Altroconsumo e, tra le tante testate giornalistiche con cui ha collaborato, ci sono pure L’Unità e L’Espresso, stesso gruppo editoriale di Repubblica. Ripetutamente si è anche occupato di olio, scrivendo varie inesattezze e fornendo dati e prezzi di questo prodotto completamente sbagliati: https://ilfattoalimentare.it/la-repubblica-bufale-prezzi.html https://ilfattoalimentare.it/olio-taroccato-extravergine-larepubblica.html https://ilfattoalimentare.it/truffe-olio-extra-vergine-deodorato-la-repubblica.html Ci sarebbe da ridere se, come riporta il giornalista ed oleologo Luigi Caricato, queste uscite non avessero danneggiato l’industria olearia italiana: https://www.olivomatto.it/2013/03/sara-possibile-rilanciare-lolio-di-oliva-delle-imprese-italiane-in-cina/ Di nuovo La Pira su “Il Fatto Alimentare” evidenzia la cattiva informazione fatta da Berizzi sul settore alimentare: https://ilfattoalimentare.it/il-quotidiano-la-repubblica-difende-il-made-in-italy-a-tavola-ma-lo-racconta-in-modo-furbesco-e-un-p.html La firma di Repubblica è però noto soprattutto come esperto di neofascismo, sul cui ritorno “ha costruito una carrierina (ricca di bufale)” secondo Francesco Borgonovo de “La Verità”. http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/boldrini-saviano-ascoltate-segre-ndash-ldquo-non-tutti-quelli-che-176099.htm Sul tema Berizzi ha scritto tre libri: il già citato “Bande Nere” (quello della clamorosa figuraccia, per non dire di peggio, della foto di La Russa con un mafioso che era in realtà un carabiniere), “Nazitalia” ed il sopracitato “L’educazione di un fascista”. Con queste credenziali non ci viene certo voglia di leggerli perché dell’attendibilità di quanto c’è scritto pare lecito dubitare. La paura del fascismo è un ottimo sistema per fare carriera in Italia. È facile utilizzarla per fare sensazionalismo ed allarmismo, i modi migliori per vendere. Inoltre degli ambienti neofascisti non sa nulla nessuno salvo chi li frequenta. Se ne può scrivere quindi qualsiasi cosa, anche puramente inventata, tanto nessun politico o giornalista ne prenderà le difese ed è assai improbabile che qualche giudice gli dia ragione in tribunale. Gli scoop di Berizzi in materia? La denuncia, ovviamente su Repubblica, della spiaggia veneta
ADDIO KRETA
Addio Kreta Da lunedì scorso la nostra mascotte Lolle è rimasta sola. La sua compagna di vita Kreta ci ha infatti lasciato il 24 febbraio scorso. Era anche lei la nostra mascotte dalla stagione 2006-2007. In queste foto la vedete con Lolle in palestra in braccio al nostro fondatore M° Guido Colombo, da sola in palestra e di nuovo con Lolle in piazza San Magno durante la giornata dello sport. Rappresentava perfettamente la storia e lo spirito della Versus: piccola e con pochi mezzi ma testarda e combattiva raggiungeva sempre i suoi obiettivi. Insomma anche lei era “res non verba”. Addio Kreta, non ti dimenticheremo mai.
STOP AL BULLISMO CON LO SPORT, UN VIDEO DI FENICE ART IN COLLABORAZIONE CON LA VERSUS
Siate indistruttibili, realizzate i vostri sogni. Questo in sintesi il messaggio del video di Fenice art, ideato e diretto da Francesco Cozzupoli, realizzato in occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Il cortometraggio esalta lo sport e la sua capacità di far emergere le energie fisiche e interiori di chi è vittima di gesti di violenza ed esclusione. Tra gli atleti selezionati dagli autori anche alcuni ragazzi della Versus di Legnano. Sono FRANCESCO SCACCIANOCE, pluricampione italiano ed Argento Europeo di MMA e Grappling, e due allievi del Maestro di Kung Fu e Tai Chi CAMILLO CORVI: Pietro Quaranta e Riccardo Massagrandi. Il video, che non è coperto da copyright e che quindi gli autori si augurano possa essere diffuso il più possibile, è questo: Lo spot segue le storie di alcuni giovani campioni sportivi che di fronte alla frustrazione e al rischio della depressione, hanno saputo dare una risposta forte e personale, realizzandosi attraverso le fatiche e i successi di una disciplina sportiva. Una sfida non solo fisica, ma soprattutto interiore che li ha portati ad affermare la propria personalità e originalità, uscendo dal tunnel della solitudine e degli abusi emotivi, psicologici e fisici. “Sentivo di non essere abbastanza bravo, non all’altezza, una nullità. E tutto questo perché non corrispondevo all’idea di perfezione di qualcun altro. Mi sono sentito sempre inutile, terribilmente solo”. Il video parte da qui, da un dolore profondo e paralizzante, e racconta poi in pochi minuti il passaggio a una reazione interiore, frutto di una consapevolezza e fiducia nei propri mezzi: “Non mi sono rinchiuso. Non ho abbandonato il mio sogno. Ho reagito. Ho ripreso a credere in me stesso”. In un suggestivo crescendo, governato da un’attenta regia, immagini e musica accompagnano questo processo di cambiamento. Parole fuori campo e riprese in slow motion seguono gli atleti nei loro allenamenti quotidiani, nei loro gesti ripetuti fino alla perfezione, nei corpi e negli sguardi illuminati dal sole e finalmente rilassati e vincenti: “Respira, stai tranquillo: tu sei il più forte”. Lo sport, con la sua disciplina e le passioni che riesce a scatenare, può essere davvero un modo per vincere la partita contro l’emarginazione e ritrovare sé stessi. I dati sul fenomeno del bullismo sono davvero preoccupanti e riguardano un’ampia fascia di bambini e ragazzi. Il filmato vuole rivolgersi proprio al pubblico dei giovani in tutta la sua ampiezza e varietà, dalle ultime classi della scuola primaria fino alla secondaria di primo e secondo grado. Al tempo stesso intende parlare anche a genitori ed educatori, perché sappiano sfruttare le situazioni di debolezza e sconfitta per promuovere e stimolare una reazione consapevole e rigenerante dei loro ragazzi. Il video di Fenice art, ideato e diretto da Francesco Cozzupoli, è un contributo artistico, delicato e profondo, alla lotta contro il bullismo e ogni forma di violenza.
QUANDO LA VERSUS AFFRONTÒ IURIE LAPICUS
Sabato scorso Iurie Lapicus del Team Petrosyan battendo il 2 volte campione del Mondo Marat Gafurov è diventato ufficialmente primo contendente al titolo mondiale One Championship, una delle promotion più importanti del mondo. Lapicus, che è ancora imbattuto in carriera, ha sempre vinto al primo round tranne in due casi: nel suo penultimo match, quello dell’esordio in One, in cui si è imposto per finalizzazione al terzo round ed in un match del 2015 che non compare nei database ufficiali: https://www.tapology.com/fightcenter/fighters/140794-iurie-lapicus Quel match, di cui vi postiamo il link, si tenne il 25 aprile 2015 a Lodi nella manifestazione Ring Mania 3, trasmessa anche in diretta sul canale TV Nuvolari. Come prova vi postiamo qui il video. Quella volta Lapicus si impose per ground and pound nel secondo round contro Tommasi Diolosà, atleta della Fight Academy Varese che aveva svolto parte della preparazione per il match presso di noi della Versus. https://www.youtube.com/watch?v=uqHICuleBrc
IL METODO ALL POINTS
“Il combattimento possiede delle dinamiche facilmente trascurabili se non si ragiona con un’ottica realistica. La lotta e il combattimento sportivo in generale hanno limitato estremamente l’efficacia delle tecniche mirate alla propria difesa”. Così inizia la presentazione del seminario “Realistic Dynamics to Fight” che verrà tenuto a Cagliari sabato 3 agosto da Garcia Amadori, il fondatore del metodo ALL POINTS. Chiunque non conosca Garcia Amadori leggendo queste poche righe molto probabilmente penserebbe all’ennesimo metodo eccezionale di difesa personale inventato dall’ennesimo super maestro saltato fuori non si sa bene da dove. Sarebbe una supposizione comprensibile ma assolutamente sbagliata. Il Prof. Garcia Amadori è infatti cintura nera I° Grado di Brazilian Jiu Jitsu sotto Sidney Silva, lo stesso maestro di Chris Leben (lignaggio Rickson Gracie > Romolo Barros). È inoltre l’unico italiano mai apparso su Gracie Mag con una tecnica di sua invenzione, la vampire chocke: https://www.graciemag.com/2015/05/23/confira-o-estrangulamento-vampiro-no-jiu-jitsu/ Tutto questo sarebbe già straordinario per tantissimi tecnici ma Amadori è andato ben oltre. È infatti anche tecnico FPI di pugilato, sport nel quale tra gli altri ha allenato la campionessa italiana professionisti Anita Torti. Sono però le MMA la disciplina che gli ha permesso di mettersi particolarmente in luce. Attualmente è infatti il maestro dell’ex campione Cage Warriors e Italian Cage Fighting Stefano Paternò e del Bellator fighter Walter Pugliesi. In passato ha seguito anche atleti come Alex Celotto e Vladi Poposky. Qui invece lo vediamo, già 7 anni fa, mentre allena l’UFC fighter Edson Barboza https://www.youtube.com/watch?v=JfIPhOLC2ZM e qui con Paulo Thiago, premiato con un Ko of the night ed una submission of the night in UFC: https://www.youtube.com/watch?v=_uPslegVsQk La gran parte degli insegnanti di sport da combattimento di solito snobba lo studio delle tecniche di difesa personale, non così Amadori Garcia che anzi da sempre presenta il suo modo di praticare BJJ ed MMA come finalizzato proprio all’autodifesa. Il suo metodo ALL POINTS è in estrema sintesi questo: un approccio a 360 gradi allo studio del combattimento. Una filosofia di vita prima ancora che un metodo marziale, che lo ha portato anche ad esplorare terreni insoliti per un maestro di sport da combattimento. Nel 2017 ha infatti pubblicato con la Libreria Militare di Milano il volume “All Points Knife Combat”, frutto di anni di studi sull’argomento, e lanciato l’omonimo coltello con il prestigioso marchio FOX: http://www.edizionilibreriamilitare.com/allpointsknifecombat.html Il metodo ALL POINTS è quindi una forma mentis oltre che un accurato metodo di studio e verrà presentato per la prima volta in Sardegna nel già citato seminario alla Gracie Jiu-Jitsu di Cagliari in Via Aosta 8 sabato 3 agosto. Tre ore di allenamento per analizzarne i principi cardine con tecniche di BJJ, wrestling e striking adattate per le MMA e la difesa personale. Il seminario si terrà dalle 17.00 alle 20.00 ed è rivolto sia ai praticanti di MMA e BJJ sia agli appassionati di difesa personale. Il costo è di soli 30 euro. I posti sono limitati, si consiglia di prenotarsi contattando il 338.77.22.681 o scrivendo a info@garciaamadori.com PRE ISCRIZIONI presso la palestra Gracie Jiu-Jitsu di Cagliari in Via Aosta 8 (Mob. +39 392 370 2268
LA SAVATE: ARTE MARZIALE EDUCATIVA EUROPEA
Arrigo Manusardi “JIU-JITSU e SAVATE (per la difesa personale)”. Edizioni Zibetti, Milano, 1958 Conoscere tutta la Savate: Savate–Boxe de Rue Che cos’é la Savate-Boxe de Rue ? Al giorno d’oggi, con il termine Savate/Boxe de Rue (it. Boxe da Strada, fr. Savate de Rue o Savate de Défense o Défense dans la Rue, ing. Street fighting come termini equivalenti), si intende la struttura tecnicamente evoluta dell’antica Savate, che è un sistema di combattimento con “pugni / calci / lotta / bastoni / lame”, praticato con metodi differenti e variegati sia nell’Armata reale francese prima e in seguito nell’esercito napoleonico e nella Legione straniera, sia nei bassifondi di Parigi, Genova, Marsiglia e di altre città europee. Riproposta per la prima volta in Francia diversi anni orsono dal lavoro infaticabile del grande savateur e addestratore militare Prof. Robert Paturel, la Savate-Boxe de Rue ritrova oggi spazio in Nord-Italia anche per opera di un veterano della Savate-Boxe Française e street fighter dei quartieri milanesi di periferia René Manusardi, che insieme agli altri due Maestri di Savate Stefano Gennaccari e Giorgio Alì, diffondono in modo evoluto tutte le preziose conoscenze di questa antichissima disciplina europea. René, nei tempi odierni prosegue l’esperienza integrale della Savate del compianto nonno il maestro Arrigo Manusardi (1902-1967). Arrigo Manusardi, padre di Italo, è il capostipite della Savate in Lombardia; membro fondatore del CNBF/Comité Nationale de Boxe Française a Parigi; intimo amico del Comte Pierre Barozzi dit Baruzy e di Sylvain Salvini; promotore del lancio della Savate genovese a livello internazionale attraverso l’opera di mediazione svolta tra Baruzy e i dirigenti delle storiche palestre di Genova Andrea Doria e Goffredo Mameli. Creatore, secondo l’erudizione storica di Salvini, del fouetté bas de la jambe arriere o fouetté bas droite, ancora oggi denominato dai vecchi professeurs, e a dire dello stesso Salvini, “le coup de Manusardì”. Continuità tra Savate–Boxe de Rue e Savate-Boxe Francese La Savate-Boxe Francese è una riduzione a sport del ring dell’antica Savate da Strada, cioè alle sue sole tecniche di piede (calci) a cui, nei primi decenni del XIX secolo, vennero associati i colpi del Pugilato sportivo (English Boxe/ Boxe Anglaise). Permeata dallo spirito europeo e occidentale proprio degli sport olimpici, che persegue una mentalità evolutiva di continuo perfezionamento tecnico e di ricerca di una sempre migliore efficacia, anche la Savate-Boxe Francese si è molto evoluta tecnicamente, passando dalla ingenua bellezza del gesto atletico proprio dei primordi all’odierna potenza tecnica, non disgiunta però da lealtà, stile, scioltezza ed eleganza proprie della morfologia longilinea dell’uomo occidentale. Insieme a Thai Boxe e Kick Boxing, la Boxe Française-Savate viene considerata uno tra i più temibili sport del ring. Il medesimo destino di evoluzione tecnica è stato seguito dall’attuale Savate-Boxe de Rue. Nella Scuola Manusardi, in ossequio ai vecchi Maestri vengono gelosamente conservate anche le antiche tecniche della Tradizione francese che, in ordine di tempo, sono le prime ad essere insegnate agli allievi di Savate-Boxe de Rue. Essendo in continua evoluzione verso una migliore efficacia pratica volta a sconfiggere l’aggressore, la Savate-Boxe de Rue in Italia, già dai tempi dei corsi di difesa personale del maestro Arrigo Manusardi non ha mai temuto il confronto e la contaminazione, inserendo anche alcune efficaci tecniche derivate dalla lotta libera, dalla lotta greco-romana, da sport orientali, soprattutto il ju jitsu o da tecnologie di elite militari. Questo modo di procedere, è coerente con la mentalità olimpica e con il DNA europeo di evoluzione tecnica occidentale. Si può quindi affermare senza ombra di dubbio che se la Savate-Boxe Francese e l’unico sport del ring calci/pugni rigorosamente europeo, così la Savate-Boxe de Rue è l’unica vera arte marziale e l’unico sistema di difesa personale geneticamente europeo. Le origini della Savate-Boxe de Rue Bisogna sfatare il mito secondo cui sia la più conosciuta Savate-Boxe Francese che il suo precursore ossia la Savate-Boxe de Rue, siano sostanzialmente una volgare scopiazzatura della Boxe praticata in Birmania (territorio di tardiva influenza commerciale francese) o dei primi maestri di lotta giapponese, che già nei primi decenni del 1800, cominciavano a far conoscere i loro sistemi di difesa personale nelle capitali europee, in particolare a Londra. Gli studi storici portati avanti per più di 30 anni dal compianto maestro di BF-Savate Sylvain Salvini, le testimonianze archeologiche dell’antichità greco-romana, i testi e le tavole di scherma da guerra integrata alla difesa personale che possediamo dal Rinascimento in poi (almeno a partire dal Fechtbücher di HansTalhoffer, anni 1420-1490), la tradizione barbarica diffusa nelle tradizioni popolari della lotta bretone, lotta turca, kick del Devonshire, Savate parigina, Chausson Marsigliese, lotta coi calci sarda e tante altre forme di lotta totale, dimostrano inequivocabilmente l’origine europea della Boxe de Rue e del suo figlio primogenito, la Savate-Boxe Francese. La riscoperta dell’antico Pankration documentata da parte del Salvini e da altri storici e archeologi, nonché la sua odierna forma con cui oggi viene insegnato come precursore greco-romano delle attuali MMA (Mixed Martial Arts), vedono in esso il fondamento più antico, ma non l’unico, della Savate-Boxe de Rue. La Savate-Boxe de Rue si accresce e accomuna in sé anche tutta l’esperienza bellica romano-barbarica, medievale e rinascimentale della pugna ossia la mischia, il momento dello scontro tra due gruppi guerrieri, quando l’ingegno personale delle mani guantate e delle calzature da guerra doveva supplire spesso lo spezzarsi di un’arma o la sua perdita. Inoltre, la tradizione pacifica delle varie lotte locali, praticate dalle etnie europee in periodo di pace durante le fiere e le feste di comunità, contribuiscono ulteriormente alla cristallizzazione di un sapere tecnico marziale propriamente europeo. Quindi, attraverso il doppio filone degli eserciti europei da una parte e di quello delle tradizioni contadine e urbane dall’altra, ecco che, partendo dal Pankration greco-romano, questo variopinto sapere tecnico marziale e di difesa si arricchisce della cultura bellica e ludica barbarica, passa attraverso il feudo, il castello e l’abazia medievali, risale le libere città comunali e le Signorie rinascimentali fino ad arrivare a trovare una propria forma più completa di altre nella Francia